L’ENEA ha annunciato il 18 giugno 2026 la sottoscrizione di un accordo con il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica (MASE) finalizzato allo sviluppo di attività di ricerca, monitoraggio e innovazione tecnologica per contrastare la contaminazione da PFAS (sostanze perfluoroalchiliche e polifluoroalchiliche) nelle acque reflue e nei fanghi di depurazione. L’iniziativa si inserisce nel più ampio quadro delle attività nazionali dedicate allo studio e alla gestione dell’inquinamento da queste sostanze persistenti, sempre più al centro dell’attenzione normativa e scientifica a livello europeo.
L’obiettivo dell’accordo è migliorare la conoscenza della diffusione dei PFAS nelle matrici ambientali, sviluppare tecnologie innovative per la loro rimozione e approfondire gli effetti che tali sostanze possono avere sugli ecosistemi e sulla salute umana. I PFAS sono infatti caratterizzati da elevata persistenza ambientale, mobilità e capacità di bioaccumulo, caratteristiche che ne rendono particolarmente complessa la gestione e il trattamento.
Le attività saranno sviluppate dal Dipartimento Sostenibilità dell’ENEA attraverso tre principali linee di intervento. La prima riguarda l’analisi della presenza dei PFAS nelle acque reflue e nei fanghi di depurazione, con una mappatura articolata per classi di sostanze, matrici e aree geografiche a livello nazionale ed europeo. Contestualmente verrà realizzata una ricognizione delle tecnologie disponibili per la rimozione e l’abbattimento dei PFAS, valutandone l’efficacia rispetto alle diverse molecole appartenenti a questa vasta famiglia di contaminanti. Tra le tecnologie oggetto di approfondimento sarà incluso anche l’incenerimento.
La seconda linea di attività è dedicata allo sviluppo e alla validazione di tecnologie innovative di biorisanamento per il trattamento delle acque reflue contaminate. In una prima fase saranno studiati i metodi di monitoraggio e selezionati consorzi microbici potenzialmente in grado di degradare i PFAS; successivamente tali soluzioni saranno testate e validate su campioni reali provenienti da impianti di depurazione. L’obiettivo è individuare approcci sostenibili e applicabili su scala operativa per ridurre la presenza di queste sostanze nell’ambiente.
La terza linea di ricerca riguarda la valutazione degli effetti tossicologici dei PFAS sull’ambiente e sulla salute umana. Una parte significativa delle attività sarà dedicata all’analisi dei rischi connessi al riutilizzo delle acque reflue in agricoltura e al possibile trasferimento delle sostanze contaminanti nella catena alimentare attraverso colture irrigate con tali acque. I risultati consentiranno di definire in maniera più accurata il rischio ambientale e sanitario associato alla presenza dei PFAS e di supportare le future strategie di gestione e regolamentazione.
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