Rischio chimico: biossido di titanio, nuovo fact sheet INAIL

Il fact sheet INAIL approfondisce esposizione professionale, prevenzione, classificazione CLP e potenziali effetti sulla salute del biossido di titanio.

L’INAIL ha pubblicato il 3 settembre 2026 il fact sheet “Biossido di titanio: applicazioni e potenziali effetti dannosi sulla salute”, realizzato dal Dipartimento di medicina, epidemiologia, igiene del lavoro e ambientale (Dimeila).

Il documento offre un quadro aggiornato delle caratteristiche e degli impieghi del biossido di titanio (TiO₂), delle possibili modalità di esposizione ambientale e professionale e delle attuali conoscenze sui potenziali effetti per la salute, soffermandosi in particolare sull’evoluzione del dibattito relativo alla sua cancerogenicità.


Biossido di titanio e CLP: evoluzione della classificazione


Uno degli aspetti centrali riguarda la recente evoluzione della classificazione del TiO₂ nell’ambito del Regolamento (CE) n. 1272/2008 (CLP). Il fact sheet ricostruisce il percorso iniziato con il Regolamento delegato (UE) 2020/217, che aveva classificato il biossido di titanio in polvere contenente almeno l’1% di particelle con diametro aerodinamico pari o inferiore a 10 μm come sostanza sospettata di provocare il cancro per inalazione, categoria 2 (H351).

Dopo l’annullamento della classificazione da parte del Tribunale dell’Unione europea nel 2022 e i successivi ricorsi, il 1° agosto 2025 la Corte di giustizia dell’UE ha respinto gli appelli della Commissione europea e della Francia, rendendo definitivo l’annullamento. Il documento richiama a questo proposito anche l’avviso C/2025/6670 pubblicato nella Gazzetta ufficiale dell’UE il 10 dicembre 2025.

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Proprietà, produzione e principali applicazioni del TiO₂


Il documento, articolato in quattro pagine, descrive innanzitutto le proprietà del TiO₂ e i principali metodi di produzione, distinguendo tra i processi al solfato e al cloruro e tra gli approcci utilizzati per ottenere particelle nanometriche.

Vengono quindi illustrate le numerose applicazioni del materiale: il TiO₂ di grado pigmentario è impiegato, tra l’altro, in:

  • plastiche;
  • inchiostri;
  • dentifrici;
  • vernici;
  • creme solari;
  • cosmetici.

Per il settore alimentare viene invece ricordato il Regolamento (UE) 2022/63, che ha vietato nell’UE l’utilizzo del biossido di titanio E171 come additivo alimentare.

Due schemi grafici illustrano rispettivamente i processi produttivi e le differenze tra micro-TiO₂ e nano-TiO₂ in termini di dimensioni, proprietà, applicazioni e principali vie di esposizione.


Esposizione professionale al biossido di titanio e misure di prevenzione


Particolare attenzione è riservata all’esposizione occupazionale, che avviene principalmente attraverso l’inalazione di polveri fini e ultrafini durante produzione, manipolazione e lavorazione.

Pur a fronte dell’annullamento della classificazione armonizzata come cancerogeno sospetto per inalazione, INAIL evidenzia la necessità di mantenere un approccio cautelativo.

La prevenzione dovrebbe quindi privilegiare misure tecniche e organizzative quali:

  • ventilazione localizzata;
  • confinamento dei processi polverosi;
  • automazione;
  • corretta pulizia degli ambienti;
  • dispositivi di protezione respiratoria con filtri ad alta efficienza, quando necessari.

Il monitoraggio periodico delle polveri aerodisperse e la formazione dei lavoratori su manipolazione, pulizia e stoccaggio sono indicati come ulteriori elementi essenziali per la gestione del rischio.


Potenziali effetti sulla salute e valori limite di esposizione


Sul piano sanitario, il fact sheet sottolinea che gli studi epidemiologici disponibili non consentono conclusioni definitive sulla cancerogenicità del TiO₂, anche a causa di risultati discordanti e di limiti metodologici.

Le evidenze sperimentali suggeriscono tuttavia potenziali effetti soprattutto per le nanoparticelle, associati a meccanismi quali:

  • produzione di specie reattive dell’ossigeno;
  • stress ossidativo;
  • infiammazione;
  • danno cellulare.

INAIL richiama pertanto la necessità di ulteriori studi, anche per chiarire le relazioni dose-risposta, gli effetti dell’esposizione a lungo termine e i valori soglia, evidenziando che non esiste attualmente uno specifico valore limite di esposizione professionale nazionale (VLEP) per il TiO₂.

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