Silice cristallina respirabile: Focus INAIL sui cantieri edili

Focus INAIL sulla silice cristallina nei cantieri: esposizione, campionamento e misure di prevenzione.

L’INAIL, attraverso la Consulenza tecnica per la salute e la sicurezza (CTSS), ha pubblicato il 27 ottobre 2026 il Focus tecnico «Silice cristallina respirabile nei cantieri – Dal materiale alla prevenzione dell’esposizione».

La pubblicazione propone un percorso operativo per individuare le condizioni che possono determinare un’esposizione professionale a silice cristallina respirabile, partendo dai materiali presenti in cantiere e arrivando alla verifica dell’efficacia delle misure di prevenzione.

Il criterio seguito da INAIL mette in relazione cinque elementi: materiale, lavorazione, formazione della polvere respirabile, presenza dei lavoratori e misure di controllo. La sola presenza di quarzo in una roccia, in un terreno o in un manufatto non implica infatti automaticamente un’esposizione professionale.


Quando si genera l’esposizione a silice cristallina respirabile


Il rischio si concretizza quando il materiale viene sottoposto a lavorazioni in grado di produrre particelle fini, disperderle nell’aria e renderle disponibili per l’inalazione.

Nei cantieri devono essere considerati sia i materiali naturali, come rocce e terreni, sia quelli artificiali, tra cui calcestruzzi, malte, laterizi, intonaci, piastrelle, massetti, prefabbricati e materiali di riporto.

Tra le lavorazioni da esaminare INAIL indica, in particolare:

  • perforazione e carotaggio;
  • taglio e segagione;
  • scavo e abbattimento;
  • frantumazione, macinazione e vagliatura;
  • demolizione;
  • miscelazione di prodotti in polvere;
  • finitura e levigatura;
  • movimentazione di materiali polverulenti;
  • pulizia a secco e transito dei mezzi, che possono provocare la risospensione delle polveri depositate.


L’effettiva esposizione dipende anche dalle caratteristiche delle attrezzature, dall’umidità dei materiali, dalla ventilazione, dai sistemi di abbattimento e aspirazione e dall’organizzazione delle attività.


Valore limite e quadro normativo


Il Focus richiama il D.Lgs. 81/2008, Titolo IX, Capo II, e gli Allegati XLII e XLIII, oltre al D.Lgs. 44/2020, che ha recepito la Direttiva (UE) 2017/2398.

I lavori che comportano esposizione a polvere di silice cristallina respirabile generata da un procedimento di lavorazione rientrano nel quadro di tutela previsto per gli agenti cancerogeni.

Per la silice cristallina respirabile è previsto un valore limite di esposizione professionale di 0,1 mg/m³, calcolato come media ponderata su otto ore. Il rispetto del valore limite non esaurisce tuttavia le misure di prevenzione: l’esposizione deve essere ridotta al più basso valore tecnicamente possibile, applicando la gerarchia degli interventi di protezione.


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Tre scenari per leggere il rischio in cantiere


Per mostrare come applicare il metodo nelle condizioni operative, INAIL analizza tre scenari di cantiere.


Taglio del calcestruzzo con sistema a umido


La valutazione deve considerare la natura degli aggregati, l’utensile utilizzato, la velocità di lavorazione e la portata e l’orientamento dell’acqua. Anche in presenza di abbattimento a umido possono verificarsi emissioni dalle zone non raggiunte dall’acqua, interruzioni nell’erogazione o dispersioni laterali.


Perforazione o scavo in materiali eterogenei


Nel corso dei lavori possono cambiare la litologia e le caratteristiche del materiale rispetto a quanto previsto inizialmente. Queste variazioni possono modificare la quantità di particelle fini prodotte e rendere necessario aggiornare la lettura dello scenario e, se opportuno, il piano di campionamento.


Pulizia e transito dopo lavorazioni polverigene


Le polveri depositate possono essere nuovamente disperse durante la pulizia o il passaggio di mezzi e persone. Il rischio può quindi interessare anche soggetti non direttamente coinvolti nella lavorazione principale e aree contigue a quella in cui la polvere è stata prodotta.

Chi può essere esposto alla silice nei cantieri

La valutazione non deve concentrarsi soltanto sul lavoratore che utilizza direttamente l’attrezzatura. Possono essere esposti anche autisti, operatori dei mezzi, assistenti, manutentori, tecnici e lavoratori in transito.

Per individuare correttamente le persone esposte devono essere considerati il luogo effettivamente frequentato, la distanza dalla sorgente, la durata della permanenza, la sequenza delle attività, i percorsi e la presenza contemporanea di altre lavorazioni.

La qualifica professionale, quindi, non è sufficiente da sola a definire il profilo espositivo: lavoratori con mansioni diverse possono trovarsi nelle stesse condizioni di esposizione, mentre persone con la stessa mansione possono operare su materiali o in condizioni differenti.


Campionamento personale e valutazione dell’esposizione


Quando gli elementi preliminari non consentono di escludere l’esposizione, il Focus indica la necessità di procedere con un campionamento personale in sito.

L’aria viene prelevata nella zona respiratoria del lavoratore mediante una pompa collegata a un selettore granulometrico e a un filtro. La silice cristallina presente nella frazione respirabile raccolta viene quindi determinata mediante specifiche tecniche di laboratorio.

La misurazione deve essere rappresentativa delle reali condizioni di lavoro: materiali utilizzati, sistemi di controllo attivi, condizioni ambientali, durata della permanenza e fasi operative possono incidere in modo significativo sul risultato.

Il documento richiama a questo proposito le norme tecniche UNI EN 481:1994, UNI EN 689:2019 e UNI EN 482:2021.


Dalla misurazione alle misure di prevenzione


INAIL sottolinea che il campionamento non rappresenta il punto conclusivo della valutazione, ma serve anche a verificare l’efficacia delle misure adottate e a individuare eventuali condizioni da correggere.

La prevenzione deve intervenire prioritariamente sulla sorgente e sul processo attraverso, quando applicabili:

  • tecniche di lavorazione meno polverigene;
  • sistemi chiusi;
  • utensili con aspirazione integrata;
  • abbattimento a umido correttamente progettato;
  • aspirazione localizzata;
  • ventilazione adeguata.


A queste misure devono affiancarsi interventi organizzativi, come la limitazione degli accessi, la separazione spaziale o temporale delle lavorazioni interferenti, la corretta manutenzione delle attrezzature e sistemi di pulizia che evitino la risospensione delle polveri.

Gli apparecchi di protezione delle vie respiratorie mantengono un ruolo importante quando il rischio non può essere adeguatamente controllato con le altre misure, ma non sostituiscono gli interventi sulla sorgente e sul processo.


La checklist INAIL per il sopralluogo


Il Focus comprende infine una checklist essenziale per il sopralluogo, organizzata in sette ambiti:

  • materiali presenti e loro eventuali variazioni;
  • lavorazioni in grado di produrre particelle fini;
  • dispersione delle polveri;
  • persone effettivamente esposte;
  • misure tecniche adottate;
  • organizzazione di accessi, percorsi, tempi e pulizia;
  • verifica della corrispondenza tra condizioni osservate e valutazione effettuata.


Il criterio proposto da INAIL è quindi quello di ricostruire il rischio lungo l’intera sequenza che va dal materiale alla lavorazione, dalla formazione e dispersione della polvere alla presenza dei lavoratori, fino al controllo delle misure adottate. La valutazione preliminare deve essere verificata sul campo e aggiornata quando materiali e condizioni operative cambiano durante l’avanzamento dei lavori.

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